martedì 10 maggio 2011

In difesa delle librerie cittadine

Pubblico qui di seguito il testo di una lettera aperta che ho mandato ieri ai giornali locali, e quest'oggi il Gazzettino ha pubblicato.

LETTERA APERTA
Le librerie sono cultura diffusa

A Venezia, come in tutte le grandi città d'Italia, le librerie devono fronteggiare un calo, seppur non tracollo, di vendite complessive.
Nella Città Storica però le difficoltà sono da anni rese più acute dagli aumenti non indifferenti degli affitti per i fondi di bottega, oltreché dall'indifferenza della stragrande maggioranza dei turisti.

E sì che spesso le librerie non si limitano ad essere attività commerciali: rilanciano, organizzando eventi e momenti di cultura, di socialità, di partecipazione cittadina, il proprio ruolo. Sono, sintetizzando in due parole, esempi di cultura diffusa.

Luoghi dove un bambino può scoprire il suo interesse per i libri, dove un anziano può emozionarsi alla ricerca della lettura che più lo invoglia. Anche perché, scomodando Josif Brodskij, che tanto amava questa Città, "Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli".A Venezia, non senza una fitta al cuore, abbiamo seguito la vicenda della Mondadori, o prima ancora della Tarantola. Casi diversi, unico comune denominatore, lasciare spazio alla monocultura turistica. Ora, noi veneziani non vogliamo la stessa fine per la Marco Polo.
Per questo è urgente, anzi, urgentissimo che l'amministrazione comunale riconvochi i librai attivandosi per mediare con i proprietari dei fondi e progettare interventi di sostegno.
Perché la nostra è la Città della Biennale, ma ricordo che la grande cultura non potrebbe esistere senza la cultura diffusa delle librerie cittadine.

Marco Caberlotto
consigliere Municipalità Venezia-Murano-Burano

1 commento:

  1. Carissimo Marco,
    in merito alla questione che sollevi desidero far presente che il problema emerge per tutte quelle attività che nel centro storico concorrono alla vita quotidiana del cittadino veneziano. Librerie sì, ma anche panetterie, negozi di giocattoli, negozi di scarpe, orologiai...insomma tutti quelli che in una normale città, vissuta da normali persone, risultano utili alla comunità....e non solo ai turisti.
    Negli ultimi anni si assiste ad una triste e non poco lenta trasformazione del tessuto urbano con la nascita di una miriade di negozietti di scarsa qualità e di utilità nulla per il cittadino. Il fenomeno sembra inarrestabile. Quello che rattrista di più è avere la consapevolezza che se qualcuno volesse veramente fermare questo macabro processo, ne avrebbe pieno potere. Ma non lo fa.
    Il centro storico di Venezia è segnato. Purtroppo fa male dirlo ma temo che sia così. Reazioni come la Tua dovrebbero essere sentite da molti e molti di più. I pochi che vanno contro il processo degradante non sono sufficienti.
    E noi stiamo a guardare....
    Marika Barozzi

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